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I
CASONI |
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Seguendo
la strada per Rosolina Mare si costeggia prima la valle Morosina e poi
giunti al boschetto di alti pioppi e salici in località Portesine, si
imbocca la via delle valli che seguendo il sistema di argini a mare
tocca ben otto valli. Arrivati ad una curva a gomito si incontra un vecchio casone
abbandonato, avvolto da limonio e giunco pungente, tipica vegetazione
delle barene, che è usato come posatorio dai grandi gabbiani reali.
Dall'argine già si ammira la vasta laguna di Caleri delimitata
da una "muraglia verde" di pineta. Dopo una serie di svolte e
strettoie si arriva al casone Casonetto, massiccia costruzione con una
bella vera da pozzo nel cortile; dal rialzo della strada si può
facilmente osservare il suo sistema di vasche e peschiere.
Sul versante
lagunare dell'argine invece si trova un porticciolo, base delle piccole
imbarcazioni che si dedicano alla raccolta delle vongole veraci (capparossoli)
e facilmente si possono osservare i pescatori che le puliscono e
preparano per la vendita.
Più avanti si incontra il casone Segà, dall'enorme camino a
bottiglia, tipico dell'architettura vallesana, dove venivano messe ad
affumicare le anguille.
La sua valle, di 580 ettari, è frequentata da
numerosi ardeidi e da falchi, mentre sugli argini e sulle poche terre
emerse vivono piccoli animali, ricci, faine e forse qualche lontra. Di
quest'ultima, data per estinta già negli anni '50, vengono segnalati
avvistamenti, ma sono dovuti probabilmente alla presenza di nutrie,
animali da pelliccia fuggiti dagli allevamenti, inselvatichite e
piuttosto diffuse.
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Casone Valle
Veniera
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Dopo qualche chilometro si arriva alla terraferma creata dalla
bonifica della vecchia valle Moceniga. Mantenendoci sempre sulla strada
arginale e tralasciando quella di destra, che si inoltra nella campagna,
si giunge in uno dei luoghi più evocativi del Delta, la valle Veniera
con il suo bianco casone, considerato il più bello del Delta, e la
vicina chiesa eretta dai Mocenigo nel 1789, abbandonata e seminascosta
dai canneti, che sembra quasi sorgere dal nulla.
Si specchiano sul
canale Bocchetta, antico corso di un ramo del Po, dove d'inverno nuotano
tuffetti dal grazioso aspetto, pronti ad immergersi e scomparire al
primo rumore. L'artistico casone assomiglia ad una piccola villa veneta
con il frontone a mezzaluna a Sud e triangolare a Nord e dal camino a
bottiglia tipico del Basso Polesine. Vicini sono la barchessa e gli
edifici di servizio col tradizionale tetto di canne legate da stroppe.
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Qui dirimpetto, a qualche centinaio di metri, in valle Capitania,
esisteva l'oratorio di San Marco edificato nel 1595 dal gran capitano
del Consiglio dei Dieci, Marco Dolce. Demolito e ricostruito dalla
nobile famiglia Marcello nell'inverno del 1773, è ancora evidenziato
nelle mappe del catasto austriaco del 1841. Adiacente è la valle
Sagreda, di 330 ettari, con un casone più semplice ma la cui
architettura ben si inserisce nel paesaggio.
Giunti alla strada del Po di Levante, in direzione di Albarella,
si costeggia la valle Pozzatini dove svernano numerosi uccelli
tuffatori: gli svassi, abli nuotatori dalle elaborate parate nuziali e i
cormorani, che si alzano in volo con rapide manovre simili alle
evoluzioni di moderni aerei da caccia.
Dall'acqua si ergono le rovine di case di pescatori e l'antico
oratorio Mazzucco, recentemente restaurato, dedicato ai Santi Filippo e
Giacomo. Fu edificato nel 1722 per volontà dei signori Vianelli,
affittuali di quei luoghi "ai Bozzattini" di proprietà dei
nobili Farsetti.
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