| Cibi, erbe e frutta
entravano nella cucina povera, come in quella ricca, con una
doppia proprietà, alimentare e curativa. La spiegazione del
come si giunse alla cernita dei vegetali utili alla
alimentazione e degli altri necessari alla salute si spiega con
la "magia simpatica", per cui il "simile chiama
il simile". Basando la propria scelta tra la somiglianza di
alcuni vegetali con certe parti anatomiche, gli antichi
iniziarono delle terapie non ancora del tutto scomparse tra la
gente. Secondo i canoni della "magia simpatica", il
guscio e il gheriglio della noce, corrispondono alla calotta
cranica e al cervello umano, per cui la parte commestibile fu
adottata per trattare le malattie mentali. La verza ritenuta
ancora oggi benefica alla circolazione corporea, sembra
ripeterne la struttura complessa; lo zafferano guariva
dall'itterizia, perché "tipico" e assimilabile
all'affezione biliare per il colore giallognolo; la fava, aiuta
la fertilità della donna, perché richiama il grembo materno. I
contadini fino a trent'anni fa, usavano le foglie d'edera per
bendare le ferite delle mani, ma soltanto delle mani, perché ne
riproducevano sommariamente la forma. |

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La seconda strada percorsa per la scelta dei vegetali utili alla
salute è l'osservazione, l'esperienza e su queste due basi si
fonda la medicina contadina e popolare. Del resto,
nell'esaminare le ricette di infusi e decotti, spesso ci si
imbatte in notizie risalenti all'antichità e scopriamo
all'origine di molte indicazioni terapeutiche filosofi e
studiosi come Aristotele, Pitagora, Platone, Ippocrate, Plinio,
Catone.
Alle conoscenze legate alla cultura occidentale, si sono
aggiunte recentemente e nel corso dei secoli, nozioni derivate
dalla civiltà indiana, dai medici orientali, dalla erboristeria
della Cina dove, si dice, la medicina vegetale non è stata
totalmente sostituita dalla moderna farmacopea.
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