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IL
PANE |
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Nelle case bracciantili il pane era una rarità. Secondo le
testimonianze orali, il pane accompagnava la carne a Natale, a
Pasqua e alla Sagra. Era considerato il cibo rituale del Natale.
Nelle case, attaccata ad un trave della cucina c'era la zesta
del pan, la cesta del pane, perché el pan fato in casa,
fatto in casa, era custodito con gelosa attenzione dalla mare,
la madre governatrice. Ai bambini bastava on corno de pan;
alle donne meza ciopeta; agli uomini, na ciopeta.
Nei tempi più recenti (inizi del '900) ogni contrada aveva il
forno in comune e ogni tanto, se fasea na sfornà de pan,
si cuoceva una sfornata di pane. Il "tempo del pane"
era rappresentato dalla medanda, il periodo della
mietitura. Per chi aveva del so, terra propria, il pane
era, naturalmente, "il pane quotidiano", tenendo però
presente che per i coltivatori diretti, il frumento costituiva
"merce di scambio" o comunque una fonte di guadagno,
come la stalla. La polenta resterà anche per loro la base
dell'alimentazione.
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Ogni zona aveva particolari "forme" di pane: la
ciopa, la ciopeta, el paneto, la roseta, ecc. Il pane dei
frati, quello bufeto, era confezionato in forme rigonfie,
spugnose: si tratta di pagnotte da tagliare a fette. El pan
scafetò è, invece, biscottato e corrisponde all'attuale pan
biscoto. "Del pan biscotto le forme erano certo
diverse e più piccole, a volte anche in figurazioni
antropomorfe, come i bigarani a forma di biga cioè
potta o organo sessuale femminile, che, di pasta magari
ingentilita e addolcita e resa più nutriente per la presenza di
grasso, di miele e di uova, convenientemente biscottata,
venivano offerti alle donne, dopo il parto come dono. Non si
trattava in fondo che di una ciambella schiacciata. Si
confezionavano anche altri biscotti che nella forma e nella
consistenza ricordavano l'organo sessuale maschile nella sua
piena efficienza, ed ecco i pandoli e i parpagnacchi
trasformati, ripetendo alle due estremità la forma dei
testicoli, in ossi da morto" (G. Maffioli).
Il pan scafetò è messo a confronto con nibiè e braciegi:
sono focacce e buccellati, i famosi bussolai chioggiotti.
I contadini si cibavano anche di pianele, schiacciatine
di farina di castagne, il castagnaccio venduto sui banchetti
delle piazze fino a qualche decennio fa.
Testo
tratto da "La cucina tradizionale veneta" di Dino
Coltro Ed. Newton Compton
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