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Il fenomeno artistico della villa,
che nelle altre province del Veneto appare sin dalla prima metà del XV sec., si
manifesta in Polesine solo a partire dal 1516 dopo, cioè, la conclusione della
cosiddetta Guerra di Cambrai, quando Venezia ritorna definitivamente in possesso
di quel territorio. Dopo essere stato per oltre un secolo oggetto di
violente controversie tra il Ducato di Ferrara e la Repubblica Veneta, il
Polesine è in quel momento in condizioni disastrose; oltre che per le
interminabili guerre, infatti, esso ha sofferto ancora una volta per le
terribili alluvioni dell'Adige e del Po. Anche qui, comunque, con il definitivo
avvento della Serenissima comincia un lungo periodo di pace e di relativo
benessere che durerà quasi tre secoli, vale a dire sino al Trattato di
Campoformio del 1797. Favoriti dal nuovo clima politico, i nobili veneziani e
numerosi esponenti della nobiltà emiliana (che conservavano tradizionalmente
vaste proprietà lungo la fascia rivierasca del Po e dell'alto Polesine)
cominciano finalmente ad uscire nelle campagne e scoprono che ivi la vita è
gradevole, l'ambiente luminoso, distensivo.
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Si intensificano intanto i grandi
lavori di bonifica e, oltre al piacere di sostare in campagna, aumenta la
necessità di seguire da vicino, direttamente, le attività nei vari e vasti
possedimenti. Le prime "nobili case di campagna" sorgono allora: sono
case all'inizio modeste (c'è sempre il timore che la pace sia un bene
precario), case che diventeranno poi col tempo più ricche, anche se mai
imponenti e fastose come in altre province del Veneto più fortunate. Nel caso
delle Ville d'arte che sorgono in Polesine si manifesta, sin dall'inizio, un
fatto singolare, stupefacente, un fatto che trova riscontro solo - ma in misura
decisamente più limitata dal punto di vista territoriale ed in ogni caso più
comprensibile - nella cosiddetta "Riviera del Brenta", sul percorso
fluviale da Padova a Fusina: accade, cioè, che la villa sia accessibile quasi
esclusivamente per via d'acqua e che, di conseguenza, essa sorga in prossimità
di fiumi e canali navigabili. - Com'è facilmente intuibile, questo è un
fenomeno condizionato da una realtà ambientale e contingente: le Ville
appartengono in prevalenza a famiglie veneziane, per la quale è certamente più
comodo - e senz'altro più sicuro - raggiungere il Polesine dalla laguna
risalendo il Po ed i tanti canali della zona, piuttosto che per le poche,
insicure e pessime strade. Altrettanto dicasi per le famiglie ferraresi (ed
altre) le cui Ville sorgono prevalentemente lungo il Po, affacciate sulla sponda
sinistra del fiume, avendo quindi il prospetto principale rivolto a mezzogiorno.
- Se il fatto di sorgere lungo i corsi d'acqua conferisce alle Ville del
Polesine una caratteristica straordinaria e di particolare suggestione, in ciò
deve essere però anche individuata una delle principali cause della loro
decadenza: col tempo, infatti, gli alvei dei fiumi e dei canali si sono
progressivamente elevati e con essi si sono necessariamente innalzati gli
argini. Molto spesso, quasi sempre, si è così alterato, prima, e compromesso,
poi, il rapporto di interdipendenza che aveva inizialmente legato la Villa con
la via d'acqua. Le conseguenze sono ora facilmente constatabili: le Ville
polesane sono tutte irrimediabilmente scisse dai fiumi, rispetto ai quali
risultano addirittura affossate, oppresse quasi dagli alti argini che su di loro
incombono. L'armonia dell'ambiente naturale, per l'inserimento nel quale erano
state concepite, è ormai definitivamente perduto.
Testi e foto di
Antonio Canova
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